North Sails NEWS

LA VELA PIÙ GRANDE DEL MONDO

Incontriamo il progettista, il costruttore e il fornitore di tessuti del nuovo spinnaker del Superyacht Perseus 3, una vela delle dimensioni di 10 campi da tennis!

📸  Ryan Borne

“È di gran lunga più grande di qualsiasi altra vela mai realizzata” afferma Glenn Cook, il sail designer per superyacht di North Sails che racconta da St Barth, dove sta provando la vela per la prima volta. Un attività che secondo lui è snervante ma, al tempo stesso, la parte migliore del suo lavoro.

Perché per dare vita a questo A2 di 2.604 mq ci sono volute infatti molte persone, tempo e risorse.

Per l’esattezza: sono occorsi un team di progettazione negli Stati Uniti, un ordine personalizzato di otto settimane da Contender Sailcloth e un team di 10 velai e 2 grafici che hanno lavorato per 15 giorni consecutivi per costruire questa vela.

“La barca era alla ricerca di un target specifico dal punto di vista del regolamento – spiega Cook – quindi, questo è stato il fattore guida del progetto. E poiché Perseus 3 è una barca enorme (la sua lunghezza fuori tutto è di 58,60 m), non può cambiare mura molto rapidamente e anche le regolazioni sono piuttosto lente; per questo abbiamo cercato di realizzare una vela che avesse una grande stabilità di forma. Inoltre, la vela avrebbe dovuto funzionare in una grande varietà di condizioni e così abbiamo progettato una vela molto più ‘tollerante’ rispetto a quello che avremmo fatto con una vela più piccola”.

A guidare il design, anche i problemi di gestione della vela: l’inferitura è così lunga che può facilmente cadere in acqua durante la strambata. “Per evitare ciò abbiamo sviluppato sopra la mura un sistema per raccogliere la vela e tenerla così lontana dall’acqua nelle fasi della strambata”.

Considerate le dimensioni e l’assenza di punti di riferimento, il materiale di base scelto è stato un Contender Sailcloth Superkote 350 – il top della loro gamma – e un Superkote 250 per risparmiare un po’ di peso.

“Queste barche sono enormi e i carichi coinvolti sono piuttosto eccezionali” – aggiunge il fornitore dei tessuti Duncan Skinner, presidente di Contender Sailcloth USA – Passiamo infatti da un tessuto che pesa 32 grammi per metro quadrato fino ai 150 grammi del Superkote 350. Con l’aumentare del peso, aumenta considerevolmente anche la resistenza del tessuto ed è ciò di cui hai bisogno per una vela di queste dimensioni. Prima di tutto è fondamentale la selezione delle fibre: ovvero il nylon ad alta densità; in secondo luogo l’approccio progettuale, ad esempio: quanti fili intrecciamo in ogni direzione? Una volta che il tessuto è completato, arriva la fase della finitura: e questo è uno dei passaggi più delicati e importanti, infatti, prima devi tingere il prodotto, poi finirlo. Lo rifiniamo con un processo di spalmatura che conferisce stabilità e zero porosità al tessuto. Un processo chimico ben collaudato e che garantisce tessuti che resistono al tipo di carico che si ha su queste barche gigantesche. E questa vela è davvero grande!”.

Produrre una finitura costante è fondamentale per garantire prestazioni uniformi della vela. “Su questi grandi kite, il tessuto è specificatamente progettato in modo che ci sia un po’ di elasticità intrinseca. In questo modo, queste fortissime sollecitazioni non ‘tornano indietro’ attraverso il sartiame e/o la stessa barca: infatti è la stessa vela che ne assorbe una parte”.

Sorprendentemente, però, è il colore grigio personalizzato della vela che ha causato i maggiori grattacapi. “La colorazione ci ha impiegato più tempo perché non puoi prendere una tale quantità di materiale e tingerlo tutto allo stesso tempo. Le macchine non sono così grandi e devi prestare molta attenzione alla formulazione del colore e al tempismo per avere un risultato finale omogeneo. In questo è stato fondamentale anche il lavoro di Manolo durante l’assemblaggio della vela”.

Il loft di Manolo Lastra nel nord della Spagna, infatti, è stato il tassello finale di questo gigantesco puzzle.

“Ci sono volute circa otto settimane per ricevere il materiale” Spiega Lastra, sottolineando come abbiano ordinato circa 400 metri lineari in più per ottenere il colore giusto. In totale: il suo team ha ricevuto 3.323 metri lineari di materiale suddivisi in 48 rotoli, di questi ne ha utilizzati 3.100, più altri 500 metri del Superkote 250. Con 3.500 mq sparsi su tre piani, il team di Lastra ha assemblato le diverse sezioni passo dopo passo. E per adattarsi ai tavoli da taglio, la vela è stata divisa in quattro sezioni sulla base, dove la maggior parte delle vele ne ha due.

“Due persone si sono dedicate interamente al taglio dei pannelli per cinque giorni – continua Lastra – una volta tagliati, gli 850 pannelli sono stati divisi per gruppi e inviati in produzione per essere assemblati nelle sezioni previste dal progetto. Poi sono passati sotto le macchine da cucire”. Le parti sono state cucite separatamente prima di essere assemblate. “In quel momento abbiamo iniziato ad aggiungere i rinforzi alle estremità. In questa fase ci sono volute 10 persone e 10 giorni di lavoro mentre in parallelo, altre due persone stavano lavorando alla grafica. Una volta che la vela e la grafica sono state realizzate, l’enorme vela è stata lasciata ad asciugare per quattro giorni, infine piegata e spedita ad Antigua”.

Ed è sulla vicina isola caraibica di St Barth che abbiamo raggiunto Cook che l’ha provata per la prima volta in occasione del St Barths Bucket Regatta. “Sono qui in barca a vela con loro per il Bucket. Per avere un’idea dell’impegno generale, circa 16 persone hanno impiegato due ore per aprire la vela e metterla nella calza dello spinnaker”.

Con i suoi 550 chili, avete provato a sollevarlo? “Non possiamo! – ha commentato ridendo – per queste operazioni usiamo i verricelli della barca. Possiamo però trascinarlo in coperta, ma anche per questo ci vogliono circa 15 persone. È davvero enorme!”.

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